Febbraio 2012

coccinellaCari amici,

Pozzolengo, agosto 2016

Cari amici,
sono appena tornata dall’India dove ho trascorso un mese alla Smiling Children’s Home.  E’ stato come al solito un mese intenso: tante le cose da fare e tante le emozioni vissute con i nostri bambini.
E, come sempre, il dolore della partenza: prima di salire in macchina che mi portera’ all’aeroporto, loro si mettono tutti in fila per salutarmi e io mi fermo davanti a ciascuno per una stretta di mano, una carezza o un bacio. Ed e’ straziante vedere le loro lacrime silenziose e gli abbracci stretti stretti.  “Mammy,  non partire!”. In quel pianto sommesso e rassegnato vedo il pianto disperato della nostra India:  l’India dei villaggi, dei fuori casta, della povera gente, l’India dei nostri bambini. Mi consola il fatto che in questo mese ho potuto fare tanto per loro. Per tutti ho acquistato vestiti e sandali, biancheria intima e tanti giochi: regali meravigliosi che  forse compenseranno un poco le tragedie nascoste della loro infanzia e che, come ho detto a loro, proviene solo dall’amore dei loro genitori italiani e dalla generosità di tanti amici e sostenitori. Ho acquistato tre computer per due ragazzi e una ragazza che stanno preparando la tesi per la laurea in ingegneria. Abbiamo inoltre istituito una borsa di studio dedicata al piccolo Federico, per ricordare chi non c’e’ piu’. Con il sostegno della sua famiglia abbiamo cosi’ potuto aiutare tre dei nostri ragazzi, che sono stati abbandonati dai loro genitori adottivi, a continuare gli studi. Ma non vogliamo che questo rimanga un episodio occasionale: d’accordo con i genitori di Federico organizzeremo degli eventi in Italia per raccogliere fondi in modo da dare continuita’ all’iniziativa e celebrare ogni anno la festa di Federico permettendo ad altri ragazzi e ragazze di terminare gli studi.

Il nostro progetto sta andando bene. Attualmente stiamo aiutando circa 200 bambini:  quelli residenti alla Smiling Children’s Home  sono 68 e gli altri vivono nei villaggi.
La quota di adozione a distanza è essenzialmente utilizzata per garantire l’istruzione al bambino, principale ostacolo che possiamo frapporre al suo sfruttamento o addirittura al suo “utilizzo” per lavoro minorile o elemosina. Con una quota che non è poi estremamente impegnativa, possiamo aiutarlo a studiare e dargli una prospettiva futura meno umiliante e più rassicurante. Per tutti paghiamo le tasse scolastiche e acquistiamo quello che serve per la scuola (uniformi, zaini, libri, penne e quaderni). Oltre a questo, i bambini della Smiling Children’s Home vengono sfamati, vestiti, curati e aiutati 365 giorni all’anno.

Ragazzi e ragazze continuano gli studi, chi verso l’Università chi in corsi di formazione professionale. Quest’anno ben 40 fra ragazzi e ragazze hanno terminato gli studi e qualcuno ha gia’ trovato lavoro. Come minimo, tutti hanno superato l’esame piu’ importante che e’ quello a termine della X classe (il nostro secondo anno di superiori). Qualcuno si e’ fermato alla fine della X classe, la maggioranza ha ottentuto un diploma dopo tre anni di politecnico o di scuole professionali o tecniche, 6 ragazzi (tre maschi e tre femmine) si sono laureati. C’e’ di che essere orgogliosi, considerando che il nostro obiettivo minimo e’ quello di accompagnare i ragazzi fino alla X classe! Dovete inoltre pensare che nella zona in cui opera la nostra associazione, una delle piu’ povere, frequentare la scuola non e’ facile. Il sistema scolastico è forse la più clamorosa delle contraddizioni che caratterizzano  il paese.  L’India sforna il più grande numero di ingegneri al mondo e ha il più elevato numero di bambini che non vanno a scuola. Crea 2 milioni di laureati all’anno, ma un terzo della popolazione è analfabeta. Da alcuni anni il parlamento indiano ha approvato una legge che riconosce il diritto all’educazione per tutti i bambini indiani tra i 6 e 14 anni d’età. Ma ai diritti finalmente proclamati e riconosciuti si contrappone una realtà di vita assai lontana dalla loro piena attuazione. Non vi parlo di statistiche e di percentuali che vi annoierebbero e che potete trovare facilmente in Internet. Non vi faccio discorsi generali e teorici ma vi racconto solo quello che vedono i miei occhi, nella citta’ di Vijayawada, nei villaggi vicini e nelle campagne dei dintorni. E quello che vedono i miei occhi e’ che la povera gente e’ sfruttata. Offrono loro una capanna e qualche chilo di riso alla settimana, ma una giornata di lavoro rende non piu’ di 70 rupie (circa un euro): molto poco gia’ per vivere, impossibile per permettere ai figli un’educazione scolastica.

Il partito al potere continua a sbandierare una serie di politiche e di programmi per risolvere il problema dell’analfabetismo, ma lo stanziamento del bilancio nazionale per l’educazione e’ bassissimo. Per quello che vedo, concretamente non sta facendo molto. Le infrastrutture sono inadeguate: per esempio mancano  campi da gioco, acqua potabile, corrente  elettrica, gabinetti e biblioteche. La qualita’ dell’insegnamento non e’ il massimo. Osservandoli durante lo svolgimento dei compiti a casa ho verificato per esempio che imparano tutto a memoria. Anche la preparazione degli insegnanti come educatori e la loro responsabilità lasciano a desiderare. Qualche giorno prima della mia partenza Srileka, una ragazzina che sta frequentando la X classe, e’tornata a casa disperata perche’ e’ stata espulsa da scuola con la giustificazione da parte del preside che i suoi insegnanti si sono lamentati di lei. Il motivo? “Srileka si e’ dimostrata arrogante e litigiosa”. Vi assicuro che non ho conosciuto una ragazza timida e ripettosa come lei...Evidentemente, da queste parti gli insegnanti non vogliono (o non sanno affrontare) problemi.
Tre mesi fa e’ morto Surendra, un ragazzo di 21 anni uscito da poco dal nostro programma. Voleva iscriversi a un Istituto tecnico a indirizzo meccanico (il suo sogno era di diventare un tecnico esperto in motori Diesel), ma l’avevano rifiutato con la scusa che non c’era piu’ posto. Cosi’ ha ripiegato su un corso per elettricista. L’anno scorso si e’ diplomato e quest’anno stava facendo il tirocinio: e’ rimasto fulminato mentre stava riparando un palo elettrico. E pensare che voleva fare il meccanico! Non ci sono parole per commentare la sfortuna di questo ragazzo, e soprattutto l’incapacita’ della scuola che non ha saputo accoglierlo.
Ma tutto questo vale per le scuole pubbliche. E’ tutta un’altra cosa per le scuole e le università private che fioriscono in India, ma solo per quelli che possono pagare. L’educazione in India è una vera industria dove è vantaggioso investire per guadagnare.
Anche noi, in modo diverso, stiamo investendo sull’educazione dei nostri bambini.

Puntare sull’istruzione, sull’educazione di base e allontanare lo spettro di un’ignoranza che è in primo luogo non conoscenza dei propri diritti e delle proprie potenzialità. 

Questa e’ una vera sfida, che stiamo vincendo e che, se continuate ad aiutarci, ci portera’ a risultati sempre piu’ gratificanti.
Sono tante le ragioni che ci spingono ad adottare un bambino a distanza e ognuno di noi ha le proprie motivazioni. Puo’ essere per compassione, per un gesto di solidarietà, per scaricarci la coscienza. I mass media ci bombardano di richieste di aiuto e di immagini di bambini affamati e deformi che chiedono il nostro intervento. Al punto che siamo diventati indifferenti di fronte a queste realtà. Paghiamo la quota di adozione come la bolletta della luce. I bimbi sono cosi’ lontani da noi che ci sembrano entita’ astratte. Ma sono reali, creature che mangiano, si vestono, studiano, giocano, pregano. Vorrei che tutti poteste andare laggiu’ a giocare, mangiare, pregare e ridere con loro.
E accogliere il loro amore e la loro gratitudine.
E “sentire” come sia importante quello che state facendo per loro.
Certo non possiamo prevedere quale avvenire potranno avere, ma qualsiasi cosa il futuro riserverà loro, il nostro aiuto non sarà inutile: vivono in una tale ignoranza che ogni anno di scuola è prezioso, sapranno leggere, scrivere e far di conto. Potranno essere di sostegno a se stessi, alla propria famiglia e alla loro comunità. E in ogni caso, a loro che nascono in una determinata casta con il destino gia’ prestabilito da mille anni, stiamo regalando la possibilita’ di scegliersi un destino diverso. Stiamo regalando loro un sogno. 
E questa e’ una cosa grande!

Prima o poi capita a tutti di perdere di vista il valore di ciò che siamo e ciò che abbiamo, soprattutto in questi tempi di crisi economica, in cui dobbiamo abituarci a vivere con meno.
Quando però vediamo persone vere, in carne ed ossa, vivere letteralmente di nulla,  allora la vita può ridiventare “un dono da condividere”.

Cari saluti a tutti e un grande GRAZIE da parte mia e di tutti i nostri bambini

Loredana